Ed ecco qua tutti i dettagli della sorprendente SERATA EVENTO in arrivo. E’ una grande gioia per noi poter finalmente annunciare che il Piccolo Cineclub Tirreno di Follonica ospiterà una delle due TAPPE del TOUR TOSCANO dei Manetti Bros. – Domenica 24 aprile alle 21.30 avremo il piacere e l’onore di avere nostri ospiti in sala i due grandi registi italiani per la presentazione del loro ultimo film “DIABOLIK” (11 candidature alla recentissima 67a edizione del David di Donatello – anche Nomination nella sezione Migliori costumi alla grossetana Ginevra De Carolis). Vista l’importanza dell’evento e la grande richiesta è necessaria la prenotazione. Per info e prenotazioni tel: 339/3880312.

Ed ecco qua tutti i dettagli della sorprendente SERATA EVENTO in arrivo…
E’ una grande gioia per noi poter finalmente annunciare che il Piccolo Cineclub Tirreno di Follonica ospiterà una delle due TAPPE del TOUR TOSCANO dei Manetti Bros.
Domenica 24 aprile alle 21.30 avremo il piacere e l’onore di avere nostri ospiti in sala i due grandi registi italiani per la presentazione del loro ultimo film “DIABOLIK” (11 candidature alla recentissima 67a edizione del David di Donatello – anche Nomination nella sezione  Migliori costumi per la grossetana Ginevra De Carolis) – tra i bravissimi attori protagonisti Miriam Leone , Luca Marinelli, Valerio Mastandrea, e Serena Rossi.

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Vista l’importanza dell’evento e le molte richieste è necessaria la prenotazione.

Per info e prenotazioni tel: 339/3880312

Luogo proiezione: Sala Tirreno via Bicocchi 53 Follonica (GR)

Diabolik: Il cast
Luca Marinelli: Diabolik
Miriam Leone: Eva Kant
Valerio Mastandrea: Ispettore Ginko
Alessandro Roja: Vice Ministro Caron
Claudia Gerini: Signora Morel
Serena Rossi: Elisabeth

DOPO AVER RACCONTATO IL LORO AMORE PER NAPOLI I FRATELLI MANETTI SI TRASFERISCONO IN UNA CLERVILLE INESITENTE E, SEGUENDO FEDELMENTE IL FUMETTO LEGGENDARIO, METTONO IN SCENA LE AVVENTURE DEL RE DEL TERRORE, UN MITO DELL’IMMAGINARIO COLLETTIVO.

Clerville, anni ’60. Diabolik, un ladro privo di scrupoli la cui vera identità è sconosciuta, ha inferto un altro colpo alla polizia, sfuggendo con la sua nera Jaguar E-type. Nel frattempo c’è grande attesa in città per l’arrivo di Lady Kant, un’affascinante ereditiera che porterà con sé un famoso diamante rosa. Il gioiello dal valore inestimabile non sfugge all’attenzione di Diabolik che, nel tentativo di rubarlo, rimane incantato dal fascino irresistibile della donna. Ma poi la vita stessa del ladro è in pericolo: l’incorruttibile e determinato ispettore Ginko e la sua squadra hanno trovato il modo di intrappolare il criminale, e questa volta Diabolik non sarà in grado di uscirne da solo.

La sceneggiatura scritta dai Manetti con Michelangelo La Neve cattura lo spirito del fumetto creato da Angela e Giuliana, alias sorelle Giussani, attraveso l’albo numero 3, L’arresto di Diabolik, pubblicato nel 1963 dalla loro casa editrice Astorina, diretta oggi da Mario Gomboli.

«Spero che sia un bel film il nostro e ringraziamo prima di tutto chi ha ideato Diabolik, le sorelle Giussani. Hanno creato un personaggio fantastico e incredibilmente sfaccettato, molto più di quanto si pensi. Molti non lettori lo conoscono solo dalle immagini, ma Diabolik ed Eva Kant sono dei grandi personaggi: sono la capacità assoluta di scrivere personaggi che ci possono far capire come si può stare dalla parte del male.» (Antonio e Marco Manetti)

«Non era di certo un compito semplice quello di tornare a far vivere sullo schermo il criminale inguainato in una tuta aderente nera che si muove come un’ombra minacciosa nella borghese Clerville (…). Era dal 1968, quando Mario Bava firmò il suo adattamento, che nessuno osava tanto. (…) Un’operazione come quella portata a termine dai Manetti, dunque, non può essere presa alla leggera, né minimizzata. È il cinema italiano che prova a riscrivere uno dei suoi miti della cultura popolare, e a farlo tornare in vita. (…) Mentre Mario Bava nel 1968 coglieva l’aspetto spudoratamente moderno delle sorelle Giussani e architettava il suo film come un viaggio lisergico nell’avant-pop (…) questo lusso ai Manetti Bros. non è concesso. Non si può più giocare al pop, perché si perderebbe qualsiasi connessione tra l’oggetto cinematografico e il tempo in cui esso vive. Scegliendo una via impervia, e coraggiosa, i due registi e sceneggiatori decidono di tornare alla semplicità del fumetto, alla sua dimensionalità quasi inevitabilmente astratta, agli spigoli delle sue prospettive. (…) danno vita a un fantasma (è lo stesso Diabolik ad apostrofarsi così) e gli ectoplasmi, si sa, sono fuori dal tempo, baluginii che si perdono nella notte ma possono, con le loro forme bizzarre, atterrire ed emozionare. (…). Nel suo non accettare il tempo vigente Diabolik può permettersi di essere davvero la narrazione di un criminale impossibile, in uno Stato inesistente, con una serie di relazione implausibili. (…) Con una brillante intuizione i Manetti (…) ambiscono a creare una mitologia, ad accendere la fiammella della leggenda (…). Nel loro prendere di petto un albo così iconico, e così legato agli anni Sessanta, non fanno che ribadire la loro volontà di tenersi al di fuori del magma contemporaneo, e allo stesso tempo di voler trovare nel romanticismo la chiave d’accesso all’imperturbabile aplomb diaboliko» (Raffaele Meale, quinlan.it)

“La sceneggiatura scritta dai Manetti con Michelangelo La Neve cattura lo spirito del fumetto creato da Angela e Giuliana, alias sorelle Giussani, attraveso l’albo numero 3, L’arresto di Diabolik, pubblicato nel 1963 dalla loro casa editrice Astorina, diretta oggi da Mario Gomboli.
Lo stesso Mario Gomboli, fedele custode di Diabolik e le sue storiche edizioni milanesi, ha illustrato in conferenza stampa le ragioni che l’hanno portato a rifiutare negli anni una lunga serie di progetti, accettando invece con entusiasmo il soggetto e la visione dei Manetti, impegnati a sognare da anni la loro personale versione cinematografica del primo, grande fumetto nero all’italiana.
Iperrealista ma carnale, cartoonesco ma feroce, il Diabolik dei Manetti si è fatto molto attendere, ma si rivela oggi come un esperimento di cinema prezioso.
Un’opera anomala, soprattutto rispetto all’industria cinematografica italiana, ma soprattutto un film fuori dallo spazio e dal tempo, distinto da una eleganza micidiale.
Un film fuori dallo spazio e dal tempo, eppure immerso nello spazio e nel tempo del fumetto, nelle località immaginarie di Clerville, Bellevue e Ghenf, trovate nella realtà tra le strade di Milano, Bologna e Trieste, in particolare il porto sul mare di Portopiccolo.
Obiettivo del Diabolik dei Manetti era restituire integralmente atmosfere, struttura ed elementi distintivi del fumetto originale, tanto dal punto di vista narrativo che nell’attenta costruzione del comparto audiovisivo. Perché, secondo le loro stesse parole, un film non è un fumetto, e il fumetto originale c’è già.
L’opera di traduzione attraversa allora l’amore dei Manetti per Alfred Hitchcock, la cinematografia di genere degli anni ’70, gli sceneggiati Rai e le stesse ispirazioni delle sorelle Giussani, capaci di creare due personaggi rivoluzionari nell’incontro tra Noir, Giallo e un’idea di romanticismo che deve certo qualcosa alla grande tradizione del fotoromanzo e del romanzo d’appendice.
Secondo un’analisi più obiettiva, gli autori hanno saputo invece tradurre in immagini i punti cardine di quello specifico linguaggio: primissimi piani, sguardi e baci appassionati, inseguimenti e fughe dalla polizia che non si risolvono nei termini contemporanei, quelli dell’Action e il Thriller, ma piuttosto attraverso l’ingegno, le soluzioni, le assurde invenzioni del Re del terrore.
I film è evidentemente il prodotto di due profondi conoscitori del Re del Terrore, ma anche del Giallo secondo Hitchcock, da Il sospetto a Intrigo internazionale a Caccia al ladro, come del Noir secondo Jean-Pierre Melville, Billy Wilder e Howard Hawks.
Un progetto che non è programmato per il pubblico, anzi lo sfida a riscoprire una diversa percezione del cinema, guardare agli stessi Diabolik, Ginko ed Eva Kant, perché le icone del fumetto tornino a rispecchiarsi sul grande schermo.
Miriam Leone, Valerio Mastandrea e Luca Marinelli superano brillantemente la prova, mentre la sceneggiatura pone l’accento su uno degli aspetti più rivoluzionari del fumetto. Ovvero, la creazione di Eva Kant, personaggio Noir che non deve nulla alla tradizionale rappresentazione della crudele, infida femme fatale, e neppure allo stereotipo della donna del boss, bellissima e sottomessa.
Miriam Leone e i Manetti hanno saputo esaltare la natura di Eva Kant, figura assolutamente inedita per l’epoca, e insieme quel legame indissolubile e istantaneo che nasce dall’incontro con Diabolik. Un incontro di ingegno e amorosi sensi, dove l’erotismo, esattamente come nel fumetto, non è mai esplicitamente mostrato ma si esprime solo attraverso l’intensità di sguardi e allusioni.
Se la nascita del sodalizio tra Diabolik ed Eva è il cuore narrativo del film, la struttura e l’intreccio sono definiti dalla magnifica colonna sonora di Pivio e Aldo De Scalzi, pronta a invadere letteralmente lo schermo, scandire il ritmo dell’azione e dell’emozione.
Chiudono il cerchio i brani composti e interpretati da Manuel Agnelli, La profondità degli abissi e Pam pum pam, tanto che forse la chiave, il dualismo del film si rivela proprio tra le righe di queste canzoni.
A questo punto, se non l’avete già fatto, non ci resta che invitarvi a prendere un biglietto per Diabolik. Al netto di qualunque giudizio, resterà come una delle opere imprescindibili per comprendere questo decennio, questo periodo di profonda mutazione nel cinema italiano.” Marta Zoe Poretti, Lascimmiapensa.com

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