Venerdì 25 giugno alle ore 21.30 proietteremo in anteprima provinciale  una commedia  divertente quanto donchisciottanamente indomita – “Io, lui, lei e l’asino” (8 nomination ai recentissimi César 2021). Per info e prenotazioni tel: 339/3880312. Ultimi 40 posti disponibili!

Venerdì 25 giugno alle ore 21.30 proietteremo in anteprima provinciale  una commedia  divertente quanto donchisciottanamente indomita – “Io, lui, lei e l’asino”- . Per info e prenotazioni tel: 339/3880312. Grande successo in Francia, questa piacevole commedia en plein air diretta da Caroline Vignal ha ricevuto otto nomination ai premi César, fruttando a Laure Calamy quello per la miglior attrice protagonista. In effetti è lei (lanciata nel ruolo della segretaria della serie televisiva Chiami il mio agente!) il punto forte del film: timida, goffa, irresistibile. Specie nei duetti con l’asino, spalla all’altezza. Non mancate!

RASSEGNA STAMPA:

 

 «Io, lui, lei e l’asino», caccia all’amante perduto: fatica, gelosia e stile western

L’attrice Laure Calamy sorprende con una commedia neo-western femminista. Un ruolo per il quale ha ottenuto il César 2021 per la migliore attrice

Dovessi definire in una parola il genere di film con cui Caroline Vignal torna alla regia cinematografica dopo vent’anni (l’esordio era stato «Les Autres filles» alla Semaine de la critique di Cannes nel 2000: in mezzo, televisione e un po’ di sceneggiature) farei decisamente fatica: inizia ritrovando lo spirito del vaudeville, poi diventa una commedia sentimentale non priva di cattiveria (contro la stessa protagonista) per trasformarsi in una specie di road-movie naturalistico con venature femministe vicino però alla favola e al racconto morale, senza dimenticare lo spirito del western che ogni tanto fa capolino.

Insomma un film deciso a sorprendere lo spettatore quasi ad ogni scena, mantenendo però sempre l’aria complice e placida che sembra necessaria per raccontare una settimana di vacanze nelle Cévennes. Come forse sarebbe piaciuto fare a Rohmer. «Antoinette dans les Cévennes», Antoinette nelle Cevenne (la catena montuosa della Francia meridionale) è infatti il titolo originale di «Io, lui, lei e l’asino», forzatura titolistica italiana che anticipa i personaggi in commedia ma che perde quello spirito semi-favolistico che possiede il titolo francese. Dove Antoinette (una sorprendente Laure Calamy) è un’insegnante elementare che per il saggio di fine anno fa cantare alla classe una specie di inno all’amore extraconiugale («Amoureus»e di Véronique Sanson) come cripto-omaggio al papà di una allieva diventato suo amante. Che però subito dopo le annuncia che invece della settimana di passione che avrebbero dovuto passare soli soletti, gli tocca accompagnare moglie e figlia sui sentieri resi celebri da Robert Louis Stevenson e dal suo diario «In viaggio con un asino nelle Cévennes» (in italiano l’ha pubblicato Greco&Greco Editore).

E così, spinta un po’ dall’amore e un po’ dalla gelosia, Antoinette decide di inseguirlo su quegli stessi sentieri, prenotando un asino e arrivando all’ostello da cui parte la prima tappa dell’escursione. Dove però scopre che nessuno si fa più accompagnare dall’asino di stevensoniana memoria: troppo complicato e troppo faticoso. Non solo: attorno al tavolo dove la sera prima di partire tutti fanno reciproca conoscenza, Antoinette non riesce a tener nascoste le ragioni che l’hanno spinta fin lassù, raccogliendo qualche incitamento ma anche qualche reprimenda per il suo amore extraconiugale. Ed è qui che il film cambia decisamente passo.

Relegando la psicologia in secondo piano, il film trasforma Antoinette in un improbabile Don Chisciotte in gonnella, che procede proprio in forza della sua testardaggine. Le critiche, le difficoltà, i problemi non le fanno mettere in discussione le sue scelte ma la trasformano in una specie di eroina ottocentesca, «costretta» ad andare avanti nonostante tutte le avversità. Che prendono prima la forma di un asino, di nome Patrick, che fa di tutto per complicarle il viaggio e poi quella dell’incontro con l’amante (Benjamin Lavernhe), la figlia (Louise Vidal) e la moglie (Olivia Côte). Capace però di aprirle gli occhi sul marito. In un modo che più diretto non avrebbe potuto.

Così, a questo punto, il film prende un altro passo: risolte (si fa per dire) le tribolazioni d’amore, Antoinette deve comunque proseguire nel suo viaggio con l’asino tra montagne non proprio ospitali e si trasforma da Don Chisciotte in Cappuccetto Rosso, capace di scoprire il fascino e i misteri della Natura insieme al fedele Patrick. Sono forse le parti più ingenue del film ma anche quelle in cui la Calamy, in scena praticamente da sola se si tralascia l’asino, dà la misura della propria bravura, sempre in equilibrio tra l’autoironia e una testardaggine non priva di sfumature femministe.

A cominciare da una nuova voglia di indipendenza e determinazione che sfodererà quando la sua strada incrocia quelli di un gruppo di moderni cowboy, con le moto al posto dei cavalli ma pronti a sciogliersi quando sentono suonare My Rifle, My Pony and Me come faceva Dean Martin in Un dollaro d’onore. Aprendo così il film verso un epilogo (di riconquistata indipendenza) dove Patrick avrà ancora un ruolo da giocare.

Recensione (Marco Paiano):

Fra le tante opere cinematografiche che stanno finalmente arrivando nelle nostre sale, merita sicuramente attenzione Io, lui, lei e l’asino, secondo lavoro di Caroline Vignal. Un titolo decisamente più bizzarro dell’originale Antoinette dans les Cévennes, che però coglie in pieno l’essenza del progetto, che si presenta come un classico triangolo amoroso, per poi spaziare fra diversi temi e registri. Protagonista assoluta di Io, lui, lei e l’asino è la sorprendente Laure Calamy (già vista nella serie Chiami il mio agente!), che regge spesso la scena da sola, con l’unico conforto di un testardo ma fedele asino, sua silenziosa spalla comica.

Io, lui, lei e l’asino: una commedia romantica e bucolica, dal retrogusto western

Io, lui, lei e l’asino

Antoinette (Laure Calamy) è un’insegnante parigina, che vive una relazione clandestina con il padre di una sua alunna. Al termine dell’anno scolastico, l’uomo annulla la settimana romantica già organizzata con Antoinette, in quanto la moglie ha prenotato nello stesso periodo nelle Cévennes con un asino, ispirandosi al celebre libro di Robert Louis Stevenson. In un impeto di ripicca, Antoinette prenota il medesimo viaggio. All’arrivo, incontra il suo compagno in questa avventura, l’asino Patrick, grazie a cui comincia a familiarizzare con i luoghi e con lo stile di vita del posto.

A 20 anni dal suo esordio alla regia Les autres filles, Caroline Vignal mette in scena un’opera seconda fresca nei contenuti e nelle atmosfere, che intreccia il cinema di Éric Rohmer (in un ruolo importante troviamo Marie Rivière, protagonista de Il raggio verde) con la classica commedia romantica, toccando addirittura anche qualche sfumatura western, esplicitata dal brano My Rifle, My Pony and Me, parte della colonna sonora di Un dollaro d’onore. Come accennavamo in apertura, l’asse portante di Io, lui, lei e l’asino è la prova di Laure Calamy, che si conferma una delle migliori attrici francesi in circolazione, esaltando con la sua irresistibile verve comica i suoi dialoghi con un asino e trasmettendo con la gestualità e l’espressività il disagio con cui l’abitante di una metropoli si approccia alla vita rurale.

Fra ostelli, ripide montagne e territori non sempre ospitali, Antoinette compie un vero percorso di formazione sociale e sentimentale, riscoprendo la bellezza dei grandi spazi incontaminati (valorizzati dalle abbaglianti inquadrature della regista e del direttore della fotografia Simon Beaufils) e riappropriandosi, non senza qualche delusione, della sua dignità affettiva. E’ difficile non rimanere spiazzati e allo stesso tempo affascinati da questo bizzarro esempio di autodeterminazione, che continua imperterrita a sfidare i suoi limiti fisici ed emotivi in una battaglia persa in partenza contro la vita sentimentale di un uomo sposato. Mentre tutto la invita a fermarsi, la protagonista continua a muoversi, a sbagliare e a cadere, risollevandosi però sempre, grazie anche alla sua sgraziata autoironia. E come spesso avviene, nel viaggio fisico e interiore si possono incontrare persone e luoghi capaci di aprirci la mente e di spronarci a migliorare. In quel finale sfumato e carico di speranza, c’è tutto il senso di un’opera che, anche quando gira a vuoto, trasuda indipendenza ed evasione, nobilitando la grande tradizione della commedia francese.

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