Venerdì 31 Gennaio al Piccolo Cineclub Tirreno, in prima visione nella provincia di Grosseto, l’ultima irresistibile commedia di Edgar Wright, “La fine del mondo”. Il critico Davide Edelstein (New York Times) l’ha definito “il film più divertente dell’anno”

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Wright è un regista davvero imprevedibile, e le sue collaborazioni con Simon Pegg e Nick Frost lanciano l’indicatore ai confini dello slapstick contemporaneo. “Post-moderno”? Per quanto goffo sia, è il termine più adatto per descriverlo, almeno fra quelli d’uso comune: Wright tratta la parodia come fosse commedia brillante, e le inietta una dimensione di genere (horror in “Shaun”, action/fantasy in “Hot Fuzz”e qui puramente sci-fi) che trasforma del tutto il materiale originale, rispettato nelle regole e nella “dignità” ma carne da macello per l’umorismo british del trio. Gli spassosissimi film di Wright sono entertainment ponderato e allo stesso tempo sovversivo.

Persino Woody Allen di rado è stato così platealmente caustico sulla natura umana.

Ed è tutto ciò che da una direzione precisa non solo a questo, ma a tutti i film della trilogia del Cornetto: sono coni da osservare in una sola direzione, quella dal vertice alla base. Da un realismo da commedia stretto e angusto, all’impossibile orizzonte degli eventi che scruta impietoso il fatto che esistiamo in un contesto e ogni nostra azione ha conseguenze. Riguardare, ri-consumare i film di Wright significa trovare inevitabilmente nuovi strati di senso a quell’unico destino più che certe asperità e incompletezze di scrittura: le scelte iperboliche (se vogliamo discutibili in termini di coerenza narrativa), come quelle delle coreografatissime risse da bar tra ubriaconi e alieni, rafforzano la sensazione di essere saliti su un treno che avanza velocissimo verso una consapevolezza che appartiene a tutti – e su cui si può essere in completo disaccordo. Ridere, a volte, fa davvero male.

Paolo d’Alessandro, “Ondacinema.it”

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