Venerdì 21 ottobre alle 21.30, in occasione dell’apertura della nuova stagione cinematografica del Piccolo Cineclub Tirreno di Follonica, avremo l’onore e il grandissimo piacere di avere con noi in sala tutta la mitica banda del film “Margini” (ospiti in sala gli autori del lungometraggio, il cast e la troupe) per la proiezione del loro piccolo grande gioiello. – UNA COMMEDIA ITALIANA CHE FA RIDERE E SOGNARE – realizzata a quattro mani dai grossetani Niccolò Falsetti e Francesco Turbanti.Per info e prenotazioni tel: 339/3880312.

Venerdì 21 ottobre alle 21.30, in occasione dell’apertura della nuova stagione cinematografica del Piccolo Cineclub Tirreno di Follonica,
avremo l’onore e il grandissimo piacere di avere con noi in sala tutta la mitica banda del film “Margini” (ospiti in sala gli autori del lungometraggio, il cast e la troupe) per la proiezione del loro piccolo grande gioiello.
– UNA COMMEDIA ITALIANA CHE FA RIDERE E SOGNARE –
realizzata a quattro mani dai grossetani Niccolò Falsetti e Francesco Turbanti.Per info e prenotazioni tel: 339/3880312.
Luogo proiezione: Sala Tirreno via Bicocchi 53 Follonica (GR).Il film si è aggiudicato il Premio del Pubblico alla recentissima Mostra del Cinema di Venezia – SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA.Il trailer del film: https://www.youtube.com/watch?
v=LZUVlzIPltY&ab_channel=Fandango

“Tanto divertente quanto amaro.
È soprattutto l’energia che attraversa la narrazione a rendere coinvolgente questa storia di tentato riscatto dove funziona tutto, soprattutto la corrente nervosa e la recitazione di tre ottimi attori che sembrano fisicamente rimandi pop culturali: Edoardo (Emanuele Linfatti) una versione underground di Fedez, Iacopo (Matteo Creatini) un giovane Edoardo Gabbriellini e Valentina Carnelutti (la madre di Edo) la Nicoletta Braschi senza Benigni. Francesco Turbanti (Michele), anche cosceneggiatore, riassume invece in sé l’esistenza ai margini del titolo, di chi è nato contrario e incapace di assimilarsi al resto del mondo.Silvia D’Amico è teneramente efficace nei panni della moglie di Michele, ma chi ruba costantemente la scena a tutti è Nicola Rignanese nei panni esilaranti del padrino di Edo. In generale (e in scrittura!) nessuno dei personaggi perde umanità, restano evidenti le ragioni di tutti, e (al netto dei consueti problemi di sonoro del cinema italiano, che a volte rendono inintelligibili i dialoghi) le interazioni conservano una genuina componente di verità. Ed è confortante di per sé sapere che c’è ancora chi crede che “le cose si fanno o non si fanno”, potente antidoto per i ragazzi del 2022 che gettano la spugna in partenza.È impossibile non fare il tifo per questo quartetto antistorico e postmoderno in un mondo analogico per scelta, che condivide prossimità fisica e motivazione ideologica, porta in giro gli strumenti col carrello della spesa e presenta il proprio concerto agli enti locali come “un’occasione per il territorio”. Anche gli ambienti della provincia maremmana sono perfetti: balere e supermercati, sagre e centri anziani, processioni e circoli Arci, Comuni decorati con teste di cinghiale e butteri “Marlboro men” della provincia.” Paola Casella, Mymovies.it”Istintiva e carica di energia, sgraziata e coinvolgente, l’opera prima di Niccolò Falsetti, scritta dallo stesso regista con Francesco Turbanti e Tommaso Renzoni, sembra ritornare nelle zone di un film di provincia anni ’80 e arrivare dal cinema italiano della fine degli anni ’90, con una caratterizzazione dei personaggi che potrebbero essere usciti dal cinema di Virzì mescolati a Radiofreccia. Margini sa essere vicino ai suoi personaggi, ne condivide le cadute senza marchiarli come losers, accende i loro momentanei sogni, partecipa ai loro scatti di rabbia. Francesco Turbanti, Emanuele Linfatti e Matteo Creatini sembrano uscire fuori, come in una macchina del tempo, da quel periodo. Tra ristorante con la band, biglietti aerei pagati un botto, partenze a cui non si può rinunciare e la costrizione ad andarsene di casa, Margini è un film sulla fine di un’epoca (della spensieratezza, della fine della loro giovinezza, dell’amicizia), che fa avvertire istintive vibrazioni, che si scalta e si butta in pista come in un concerto. Con rabbia, entusiasmo, disperazione. Dove i bastardi veri (il personaggio di Paolo Cioni che li sfratta) resistono, dove la guerra inizia quando non c’è più pace (intensi Nicola Rignanese e Valentina Carnelutti, imprevedibile gran coppia), dove se i sogni finiscono la città può sempre bruciare.” Simone Emiliani, Sentieriselvaggi.itUN FILM DI NICCOLÒ FALSETTI E FRANCESCO TURBANTI
CON FRANCESCO TURBANTI, EMANUELE LINFATTI, MATTEO CREATINI
SCENEGGIATURA: NICCOLÒ FALSETTI, TOMMASO RENZONI
FOTOGRAFIA: ALESSANDRO VERIDIANI ● MONTAGGIO: STEFANO DE MARCO, ROBERTO DI TANNA
PRODUZIONE: DISPÀRTE, MANETTI BROS. FILM
DISTRIBUZIONE: FANDANGO
ITALIA, 2022 ● 91 MINUTIGrosseto, 2008. Edoardo, Iacopo e Michele sono i giovani membri di un gruppo punk. Stanchi di suonare tra sagre e feste dell’Unità, hanno finalmente l’occasione di riscattarsi aprendo la data bolognese dei Defense, famosa band punk hardcore americana. Quando il concerto viene annullato, i tre non si danno per vinti: se non possono andare a Bologna a suonare con i Defense, allora saranno i Defense a venire a Grosseto. Il piano, però, si rivela più difficile del previsto: i paradossi della vita di provincia trasformano ogni dettaglio in un problema insormontabile, mettendo in discussione la riuscita dell’impresa ma soprattutto ciò a cui i tre tengono di più: la loro amicizia.«Noi si tornava da Roma, da Firenze, da Bologna ancora carichi dalla sera prima, per il pogo e per la band che aveva suonato e non vedevamo l’ora di chiuderci in sala prove per scrivere quel nuovo pezzo di cui s’era chiacchierato in viaggio. Eravamo sempre a mille. Poi si scendeva dal treno, uscivamo nel piazzale della stazione di Grosseto e intorno a noi, lì, a casa nostra, c’era quella strana, disturbante, tranquillità. E la sensazione che non sarebbe mai successo niente. Ecco, abbiamo sempre percepito quel momento come un cortocircuito, una collisione di mondi, una situazione che ci faceva sentire fuori luogo, consolato solo dalla consapevolezza che prima o poi, da quel posto, ce ne saremmo andati. Questo è stato il punk per noi. La provincia aveva deciso che non saremmo stati i punk ribelli, i duri di strada di Londra, New York o Berlino. Quelli andavano bene per le nostre t-shirt, per le copertine dei dischi che compravamo, per i poster che riempivano le nostre camere. Noi sapevamo che non saremmo mai diventati in quel modo, e in qualche maniera la cosa c’andava bene. Abbiamo visto in questo spiraglio un potenziale narrativo enorme: da un lato è l’occasione per parlare della nostra generazione attraverso uno sguardo inedito. Dall’altro c’è la provincia, con tutto il suo enorme coefficiente di immedesimazione e la sua poetica. E, soprattutto, c’è il contrasto fra queste due dimensioni. Un contrasto che c’ha sempre fatto tanto ridere. Ecco, Margini è la storia di questo contrasto.» (Niccolò Falsetti, Francesco Turbanti)

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